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COMUNITA' e paternità di Don Orione (IT - ES - PO - PL)
Autore : FLAVIO PELOSO
Pubblicato su : Atti e Comunicazioni Curia Generale, 1995, 254-258
Italiano: Comunità e paternità di Don Orione
Español: Don Orione y la comunidad
Português: Dom Orione e a comunidade
Po polsku: Ksiądz Orione i wspólnota

COMUNITA' e paternità di Don Orione



LA COMUNITA' RELIGIOSA, COME LA FAMIGLIA, E' "DATA"

Un'agape fraterna.
Oggi, ci sono molte attese dalla comunità, nella comunità: amore, gioia, calore, comprensione, perdono, ecc. La si riconosce come bene essenziale, prioritario, come una terra promessa da cui sgorga ogni bene. Ed è vero! Di fatto, molti vanno in crisi, perché non vi trovano quello che è promesso, che desiderano o che è giusto aspettarsi.
Al tempo di Don Orione, gli slogans più comuni e fondamentali della vita comunitaria erano: "vita boni religiosi crux et martyrium", "mea maxima paenitaentia vita comunis" e altri. La dimensione "croce" nella vita comunitaria significa sacrificio, accettazione dei limiti, perdono... Solo con questo atteggiamento oblativo, come diceva Don Orione, "pur restando una universale milizia di virtù, di bontà, di perfezionamento continuo, la vita diventerà un'agape fraterna in cui ciascuno offra, invece di prendere". Se vuoi l'amore, la gioia, la fraternità... dona l'amore, la gioia, la fraternità!

Il modello famiglia. Per Don Orione, sappiamo, era centrale il modello "famiglia", con gli atteggiamenti umani, spirituali e pratici propri della famiglia (famiglia naturale, famiglia di Nazaret...). La comunità religiosa, come la famiglia naturale, è "data" da Dio: va accolta e vissuta con lo stesso senso di riconoscenza e di sacralità. Questo è profondamente vero, anche se nella fase di discernimento vocazionale sembra di scegliere soggettivamente la famiglia, la congregazione cui "appartenere".
Di fatto, e spiritualmente, si deve arrivare - attraverso il discernimento - a scegliere quella famiglia religiosa che il Signore dona. "Congregavit nos in unum Christi amor": la comunità è dono dello Spirito. Oggi si parla di "senso di appartenenza".
Quante tristi conseguenze spirituali e psicologiche ci sono per chi vive un atteggiamento di adesione alla comunità "sub condicione" (propria) e non come "data" (grazia di Dio)! Nella coscienza del religioso resterebbe un senso di precarietà, provvisorietà, scollamento, isolamento. Sarebbe "servo e non figlio", per dirla sempre con Don Orione, "utente e non membro".
E di ciò, ne risentirerebbe, oltre che la comunità, il proprio "io" perchè sarebbe privo di quella stabilità e totalità del rapporto vitale io-noi dato dalla comunità-famiglia. Come avviene per i bambini, - ma anche per anziani, o uomini e donne maturi -, la mancanza di famiglia è la porta di fragilità, nevrosi, comportamenti compensatori immaturi e tristi.


LA PATERNITA' DI DON ORIONE

Don Orione ha fatto famiglia, facendo da padre; ha avuto un cuore di padre. Che tipo di padre" è stato Don Orione?
Raccogliamo alcuni frammenti di vita.

* All'aspirante Davide Sacco di Noto, Don Orione risponde: "Le mie regole voi non le conoscete, ma voi conoscete la mia vita e il fine per cui lavoro: niente per me, tutto per Dio e per la Santa Chiesa Romana, e qualunque sacrificio per farmi santo e salvare e consolare le anime dei miei fratelli. Un cuore senza confini, perché dilatato dalla carità del mio Dio Crocifisso..." (Scr 102, 32).
* Don Piccinini, ragazzetto di 12 anni, orfano della Marsica, era gravemente malato di polmonite... Don Orione gli dà il suo letto, va a vederlo più volte, anche di notte, se tossiva, se stava male, se aveva qualche bisogno...
* Da Palermo, in mezzo ai tanti problemi, il 10.3.1909 scrive ad un ragazzo di Tortona di 12 anni, orfano e ammalato: "Caro Venturi, presto verrò a trovarti; vedi, il tuo Direttore ti ricorda da Palermo...". Quel ragazzo morì dopo qualche giorno. Se ne è andato con quel “bacio” confortante di Don Orione.
* Il viaggio con Ignazio Silone; Don Orione famigliarizza, racconta di sè, di problemi e progetti... le tante cartoline perché tanti ricevessero un pensiero suo, “forse sarà l'unico augurio che riceveranno!”.
* Il 25° di Messa e le cure al chierico Basilio Viano morente: "facendo quegli uffici, umili sì, ma santi, che una madre fa con i suoi bambini..." (L I, 192).
* Nel 1923, addolorato, scrive che "questi miei figli patiscono la fame" e che vorrebbe tornare in America "come un padre emigrante per pane".
* Al chierico Ruggeri, dopo la morte del padre: "ora sarò io tuo padre!".
* In una immaginetta del Natale 1939, scrive: "Gesù, voglio essere la felicità del tuo Cuore; voglio essere la consolazione della tua Chiesa: voglio fare la felicità di quelli che mi stanno attorno e che mi avvicineranno. Fiat! Fiat! Don Orione" (Messaggi 19,8).

"Don Orione godeva di stare in mezzo ai suoi figli"
- hanno detto molti testimoni - "Si sentiva che aveva il piacere di stare con noi e noi avvertivamo il piacere di stare con lui...".
Arrivava da lunghi viaggi, stanco, con mille pensieri... ma era pronto al mattino presto in cappella, ci teneva a stare in refettorio insieme, a dare la 'buona notte', a raccontare di sé, dar notizie, insegnamenti...; si ritrovava con i confratelli sacerdoti in serena fraternità nella saletta comune.

Sapeva scherzare e tenere allegro il clima della comunità:
- Ricordiamo quelle sequenze del film "Qualcosa di Don Orione": gioca con i chierici, canta ingenuamente una canzone popolare, fa l'improvvisata della banda dietro la porta a Don Sterpi...
- Per far sorridere Don Orlandi, in crisi di depressione, appena arrivato al Paterno da un viaggio, va in camera sua e si mette a raccontare e scherzare ed anche a cantare la canzone di "Pasqualone"... finché giunge la risata liberatoria del confratello! (Don Orlandi, beneficiato della paternità gioiosa di Don Orione, ha scritto tanti ricordi nel Quaderno n.19: La gioia del bene).
- Frate Ave Maria, giovane cieco, era da poco al Paterno. Don Orione da dietro gli chiude gli occhi e cambiando voce gli chiede: "Chi è?". E l'altro: "E come faccio, se mi chiudi gli occhi!". Uno a uno, quanto a santa ilarità!
- A Don Curetti, sacerdote cieco, toccava sulla spalla e si ritraeva in silenzio... Don Curetti lo cercava a tentoni qua e la... Don Orione si scansava, giocava... poi si faceva trovare, in un abbraccio, con grande esultanza di Don Curetti per quel gioco sempre nuovo.
- Scherzava su Fantin, anziano fratello coadiutore, suo autista, sempre in talare, con segreta speranza di diventare prete: "E' vero che al mattino studi latino, a mezzogiorno filosofia e alla sera teologia? ... Ah! come sono maligni questi giovani!". Però, un giorno, andati presso una famiglia genovese per celebrare Messa, quando chiedono anche a Fantin se deve celebrare Messa... interviene pronto Don Orione: "No, no! Lui, per la Messa è già a posto". E lo toglie dall'imbarazzo.
- "Santo triste, tristo santo!". "Non si può fare del bene stando col muso, con la malinconia... con la faccia da quaresima! Imitare la serena e santa ilarità e piacevolezza dei santi..." (Scr 57-77).
- "Voglio essere il santo dei canti e dei balli. Ci sarà il ballo in paradiso? Il Signore mi farà un reparto speciale per non disturbare i contemplativi..." (DOLM 2142).

Gli Esercizi spirituali annuali erano una vera e attesa festa di fraternità.
Don Orione invitava per tempo: "venite staremo un po' insieme..."; vi parlava con libertà, confidenza; informava. "Ecce quam bonum!" (L I 409 ss).
* Diede alla festa della Madonna della Guardia, l'impronta di festa della famiglia-congregazione... Faceva fare viaggi lunghi e sacrifici pur di vedervi riuniti i suoi figli...
* Don Orione sapeva godere ed esaltare il bene fatto dai suoi figli... virtù, santità, opere, ecc. con orgoglio di padre.
* "Lo spirito del Signore è spirito di unione e di carità, e la forza di noi religiosi sta nell'unione, il cui centro è Cristo..."! (L I,302)
* Quanto insisteva, ed era abituale, sull'uso dell'aggettivo "nostro": niente possessivo "mio", "tuo", tutto in comune! L'accapparrarsi qualcosa, il tenere qualcosa per se... era uno dei peccati e motivi più gravi di scandalo e di... allontanamento!
* "C'è una bestemmia da fuggire e una giaculatoria da usare. La bestemmia è: 'Io non c'entro, non tocca a me!'. La giaculatoria è 'Vado io!'" (Riun 187).

Apostolato e vita comunitaria vanno insieme
* Don Orione amava il pionierismo coraggioso, ma... non senza famiglia. In Albania, c'erano vari avamposti di attività: "Vorrei non si tardasse ad iniziare a Devoli una vera Casa religiosa, sia pure umile e povera... Lasciare i religiosi sempre isolati, uno qua e uno la, no, non è possibile. Che se non ci fosse fondata speranza di poter avere, entro un periodo di tempo non remoto, un rifugio missionario, dove far vita di comunità e rifarsi nello spirito, piuttosto direi di ritirarci" (All'abate Caronti, 20.9.1937, Scr 50. 36).
* Dovendo risolvere situazioni concrete, scrive: "In coscienza non posso più tollerare che un religioso stia fuori di comunità. Non posso ammettere scuse né protezionismi: tutti siete interessati alla vita religiosa" (19.7.1929, Scr 1,97).
* A Don Zanocchi, in Argentina, scrive che ci vuole un particolare riguardo per chi lavora nelle parrocchie... perché "se i religiosi non sono più che ben formati, (la vita parrocchiale) allontana e divaga dallo spirito di regolarità religiosa" (26.1.1934, Scr 1, 160).

Il metodo cristiano-paterno. Modi "paterni":
- A Don Risi (piuttosto severo e duro): "Riprendetelo, rimproveratelo, ma non sbranatelo!".
- A Don Cremaschi cui raccomandava di essere meno "nonno", e di correggere energicamente i novizi: "ma terminate sempre con una parola buona, di incoraggiamento".
- Con i ragazzi: "Lodateli in pubblico e correggeteli in privato".

Incoraggia l'amicizia fraterna.
"Voi, che avete studiato insieme... praticato lo stesso cammino... pianto... combattuto le stesse prime battaglie... E' bene che continuiate a tenervi spiritualmente uniti, e che vi scriviate e amiate a vicenda: la vostra è la vera fratellanza secondo lo spirito di Dio. La lontananza dai luoghi - ora che vi trovate sparsi su diversi campi di lavoro - non vi deve dividere perché siete e dovete essere una cosa sola in Gesù Cristo". Così, Don Orione esortava i chierici in tirocinio. Ed aveva raccomandato, due righe prima, di fuggire sentimentalismi ed amicizie particolari perché "chi più fugge le amicizie particolari, più gode dell'amicizia vera"! (L I, 301ss).

Lo spirito di famiglia è frutto dello spirito di pietà.
"Se i nostri Sacerdoti avessero 'cuore di figli' amanti Iddio, regolerebbero i cuori di giudici verso se stessi e il cuore di padri verso i Confratelli, gli alunni! Tutto andrebbe a meraviglia: vi sarebbe pace, allegria, progresso materiale e morale, scientifico e spirituale; si godrebbe un vero Paradiso in terra. Ma se i Sacerdoti sono privi dello spirito di pietà - quand'anche fuori di casa il loro nome corra sulle labbra di tutti e tutti ammirino l'abilità, l'ingegno e perfino lo zelo apostolico - quei di casa, che li hanno sempre sotto gli occhi, che mangiano il pane insieme, che hanno diritto di avere nei Sacerdoti degli Angeli custodi, non sono affatto contenti di loro. Mirabilia fuori: miserabilia in casa!" (Par III, 33s).
* "Senza l'amore di Dio tutto si fa freddo e stentato e pesante; ma con l'amore di Gesù Cristo e per l'amore di Gesù Cristo tutto diventa soavissimo e desiderabile, e fin la croce diventa un tesoro e un bene senza cui non si può vivere, e quella che par morte diventa vita e felicità dell'anima! Quanto è mai bello amare un po' il Signore! E quanto è bello amarci, compatirci, confortarci, aiutarci tra noi nell'amore fraterno, che viene da Nostro Signore" (L I,438).

Don Orione “fa comunità” al Paterno
In questo resoconto di una sera al Paterno di Tortona (17 febbraio 1940), una delle ultime sere tranquille, vediamo Don Orione che incontra i sacerdoti della Casa, in camera.

"Ci aveva mandati a chiamare: D. Curetti, D. Gatti, D. Genovese, D. Toso, D. Simonelli, D. Orlandi, D. Cardona; manca D. Bidone. Appena entriamo mi dice di prendere una scatola di caramelle e vuole che ne offra ai sacerdoti, “almeno una per occhio”, dice. Si ride. Egli dal letto parla a bassa voce. Fa una pausa.
“Già da qualche tempo che non ci siamo trovati tutti insieme. Ho desiderato di passare un momento con voi. Ho qualche dispiacere da qualche elemento della Congregazione, da qualche Casa che non va come dovrebbe andare. Pregate Iddio che le cose si mettano a posto, bene. Vi esorto a pregare e ad invocare lo Spirito santo perché, con Marzo avremo, forse, un nuovo Sacerdote, Don Kisilak a Roma e qualche suddiacono qui. Domani metteranno fuori la lista. Bisogna fare in modo che non entrino in Congregazione elementi indegni, perché basterebbe anche uno solo per screditare tutta la Congregazione.
Un’altra cosa, Vi pregherei di essere puntuali alla levata e alla meditazione. Se non si fa in comune, voi ben capite che non si fa più e poi si tratta di dar gloria a Dio con la comunità. In questo abbiamo avuto il buon esempio da quei sacerdoti ultimi venuti, Don Alice e Don Bidone, puntualissimi, contrariamente, certo, alle loro abitudini di Seminario. Erano assidui e vigilanti.
Questa è cosa che ci deve far piacere ma nello stesso tempo ci deve far meditare che abbiamo il dovere di dar loro l’esempio. Essi, nuovi venuti, che erano, e sono, più vigilanti di noi che siamo invecchiati in Congregazione. Anche Don Alice, nei giorni che stava qui, era di edificazione anche ai chierici. Vedete che buon esempio dà ai Chierici quel Zambarbieri che viene spesso alla meditazione e alla Messa coi Sacerdoti, e va anche alla meditazione molte volte coi chierici con tanta serietà e con tanta pietà.
Adesso non fa più tutto quel freddo di prima e quindi abbiamo un motivo di più per essere puntuali. Dopo quel colpo di mal di cuore che mi è capitato mi sono sforzato - non lo dovrei dire - di celebrare almeno a voi la santa Messa. Si è detto che lo facevo perché non dormivo di notte ; ma questa non è la prima ragione : La prima ragione è quella di essere con la Comunità e, per darvi il buon esempio.
Non è mai troppo il bene che si fa per il Signore. Vedete quello che diceva uno dei quadrunviri, Michele Bianchi: ‘Anche quando si è dato tutto, e anche la vita, per la causa del fascismo, si è dato ancora poco!’ Vedete, perbacco! Dare la vita è ancor poco per un motivo terreno, anche se è grande, ma che mai è paragonabile a quello per cui dobbiamo fare i sacrifici nostri, per la perfezione religiosa. Spero, fra qualche giorno, di essere con voi alla meditazione e a celebrarvi la Santa messa... Io non so cosa hanno stabilito, ma pare che mi vogliano impacchettare per spedirmi non so dove; vuol dire che saremo uniti in ispirito, ed in Paradiso saremo uniti...
Torniamo a noi. Pregare perché il Signore, se è sua volontà, allontani qualche amarezza alla Congregazione; pregare per gli ordinandi; esser puntuali alla meditazione. Vedete! Prima vi ho dato il dolce, e adesso... (sorride) Ma anche questo deve essere dolce...”.
( Poi inizia una conversazione scherzosa con Don Curetti...)
“Sai, Don Curetti, che voglio venire a trovarti alla Colonia? Voglio venire a mangiare l’uva alla vigna.
Risponde Curetti: “Venga, venga, che può darsi che la trovi anche attaccata alla vigna...”.
“Se mandi qualcuno ad attaccarla.... (E poi) Vedo che sei dimagrito... (si ride)
Sai che è tornato Bianchi da Roma? “Me lo ha detto - riprende Don Curetti - che non ha potuto portarle ma già sono tutte in viaggio”.
“Che cosa?”.
“Le monete e i francobolli!”
“Allora - dice Don Orione - non hai bisogno di altre monete?”. “Lei ne ha una bella da darmi”.
“Cosa vuoi che io abbia. Ho la malattia, ma questa è una brutta moneta che io non voglio darti”.
Don Gatti soggiunge: “Anzi può essere una moneta più preziosa delle altre”.
“Sì, e se ne faccio tesoro può essermi preziosa anche questa moneta.
Augura la buona notte e aggiunge: “Se vedete Don Sterpi date a lui la buona notte per me. Buona notte!”.


Appunti per incontro con religiosi juniores, Roma 1-7.12.1995



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DON ORIONE Y LA COMUNIDAD


AL IGUAL QUE LA FAMILIA, LA COMUNIDAD RELIGIOSA ES UN "DON"


Un ágape fraterno
Hoy se espera mucho de la comunidad. Se espera encontrar en ella amor, alegría, calor, comprensión, perdón, etc. Se la reconoce como un bien esencial y prioritario, como la tierra prometida de la que mana todo bien. Y es verdad. De hecho, muchos entran en crisis porque no encuentran en la comunidad lo que se les había prometido, o lo que ellos mismos desean y tienen derecho a esperar.
En tiempos de Don Orione los dichos más comunes y fundamentales sobre la vida religiosa eran: "vita boni religiosi crux et martyrium", "mea maxima paenitentia vita communis", y otros más.
La dimensión de la "cruz" en la vida comunitaria entraña sacrificio, aceptación de los propios límites, perdón... Sólo con esta actitud oblativa, como decía Don Orione, "la vida, aún siendo una milicia universal de virtud, de bondad, de perfeccionamiento continuo, se transformará en un ágape fraterno en el que cada uno ofrece en vez de tomar". Si quieres encontrar el amor, la alegría, la fraternidad..., brinda amor, alegría, fraternidad!

El modelo familia
Conocemos bien lo central que era para Don Orione el modelo "familia", con todo lo que ésta (la familia natural, la familia de Nazaret...) comporta en cuanto a actitudes humanas, espirituales y prácticas.
La comunidad religiosa, al igual que la familia natural, es un "don" de Dios, que hay que recibir y vivir con el mismo sentido de reconocimiento y sacralidad. Esto es totalmente cierto, aún cuando en la fase del discernimiento vocacional parece que es uno el que elige la familia, la congregación, a la cual "pertenecer". De hecho, el discernimiento debe ayudar a elegir en el Espíritu aquella familia religiosa que el Señor da. "Congregavit nos in unum Christi amor": la comunidad es un don del Espíritu, y hoy se habla mucho de "sentido de pertenencia".

Quienes adoptan una actitud de adhesión a la comunidad "sub conditione" (propia) y no como un "don" (gracia de Dios), sufren consecuencias espirituales y psicológicas muy tristes. En la conciencia del religioso queda un sentimiento de precariedad, provisionalidad, separación, aislamiento. Sería, al decir de Don Orione, "siervo y no hijo, usuario y no miembro".
Ello ocasiona problemas no sólo a la comunidad sino también al individuo que de esa forma se ve privado de la estabilidad y de la plena relación vital "yo-nosotros" que se da en la comunidad-familia. Como sucede con los niños, pero también con los ancianos, o con los hombres y mujeres maduros, la falta de una familia es fuente de fragilidad, neurosis y comportamientos compensatorios inmaduros.


LA PATERNIDAD DE DON ORIONE


Actuando como padre, Don Orione ha formado una familia. Ha tenido un "corazón de padre". ¿Qué clase de "padre" ha sido Don Orione? Algunos fragmentos.

* Al aspirante David Sacco, de Noto, Don Orione responde: "Ud. no conoce mis reglas, pero sí mi vida y el fin por el cual trabajo: nada para mí, todo para Dios y para la Santa Iglesia Romana, y todos los sacrificios que hago para llegar a ser santo y salvar y consolar las almas de mis hermanos. Mi corazón, dilatado por la caridad de mi Dios Crucificado, no conoce límites... (Scritti, 102, 32).

* Don Piccinini, de Marsica, siendo un niño huérfano de 12 años se enfermó gravemente de pulmonía... Don Orione le facilitó su cama; y lo visitaba frecuentemente, aún de noche, cuando tosía, se sentía mal o necesitaba algo...

* Desde Palermo, agobiado de problemas, el 10.3.1909 escribe a un niño de 12 años, huérfano y enfermo: "Querido Venturi, dentro de poco te iré a visitar; ya ves cómo tu Director te recuerda desde Palermo...". Pocos días después el niño murió.

* Viaje con Ignacio Silone: en confianza le cuenta su vida, sus problemas y proyectos...; tantas tarjetas postales con un pensamiento suyo, quizás el único saludo que recibirían muchos.

* Bodas de plata sacerdotales; cuidado del clérigo Basilio Viano en agonía: "realizando aquellas tareas, humildes pero santas, que una madre realiza para sus hijos... (L I, 192).

* En 1923, escribe apenado: "estos hijos míos padecen hambre"; y dice que querría volver a América "como un padre que emigra para buscar pan".

* Al clérigo Ruggeri, después de la muerte del padre: "ahora seré yo tu padre".

* En una estampa de Navidad de 1939 escribe: "Jesús, quiero ser la felicidad de tu Corazón; quiero ser el consuelo de tu Iglesia: quiero hacer felices a todos los que me rodean y a todos los que encuentre" (Messaggi 19, 8).

* Según muchos testigos, "Don Orione se sentía feliz cuando estaba con sus hijos". "Se veía que le gustaba estar con nosotros, lo mismo que para nosotros era una gran alegría estar con él...". Después de algunos viajes largos llegaba cansado y con miles de preocupaciones..., pero a la mañana siguiente estaba temprano en la capilla; daba mucha importancia a estar en el refectorio junto con los demás, dar 'las buenas noches', contar sus cosas, comunicar noticias, impartir enseñanzas...; se reunía con sus cohermanos sacerdotes en la sala común en un clima de serena fraternidad.


Solía bromear y mantener un clima alegre en la comunidad

- Recordemos la película sobre Don Orione ("Algo de Don Orione"), en la que se lo ve jugando con los clérigos, cantando canciones populares, improvisando una banda a Don Sterpi...

- Al llegar al Paterno después de un viaje, fue inmediatamente a la habitación de Don Orlandi, que estaba con una crisis depresiva, para levantarle el ánimo. Comenzó a contarle historias y a hacerle chistes, y hasta le cantó la canción del "Pasqualone"... Al final, el cohermano logró desbloquearse y soltó una carcajada liberatoria. (Don Orlandi, beneficiario de la alegre paternidad de Don Orione, ha conservado muchos de estos recuerdos en el Cuaderno n.19: La alegría del bien).

- El Hermano Ave María, ciego, estaba en el Paterno desde hacía poco. Don Orione se le pone detrás, le tapa los ojos y cambiando la voz le pregunta: "¿Quién es?". El Hermano le contesta: "¿Y cómo puedo darme cuenta si me tapas los ojos?" No se quedaba atràs el Hermano en cuanto a santa hilaridad.

- A Don Curetti, que era un sacerdote ciego, le tocaba el hombro y se retiraba sigilosamente... Don Curetti comenzaba a buscarlo a tientas por todos lados, pero Don Orione lo esquivaba. Al final terminaba abrazándolo, con gran alegría de Don Curetti que se divertía con ese juego que encontraba siempre novedoso.

- Bromeaba con Fantin, un hermano anciano que le hacía de chofer y andaba siempre con sotana, con la esperanza de llegar algún día... a ser sacerdote. Le decía: "¿Es verdad que a la mañana estudias latín, al mediodía filosofía y a la tarde teología?... ¡Ah, qué tremendos que son estos jóvenes!". Pero un día que fueron a la casa de una familia genovesa para celebrar misa, cuando le preguntan a Fantin si tiene que celebrar..., interviene rápidamente Don Orione y lo saca del apuro diciendo: "No, no, lo ya lo tiene resuelto".

- "Un santo triste es un triste santo". "No se puede hacer el bien con la cara larga, con melancolía..., con cara de cuaresma. Hay que imitar la serena y sana hilaridad de los santos y su agradable forma de ser..." (Scritti 57-77).
- "Quiero ser el santo de los cantos y los bailes. ¿Se bailará en el paraíso? El Señor me dará una sección especial para no molestar a los contemplativos..." (DOLM 2142).

* Los Ejercicios Espirituales anuales constituían una verdadera fiesta de fraternidad muy esperada. Don Orione invitaba con tiempo: "vengan, así estaremos un poco juntos..."; hablaba con libertad y confidencialmente; informaba. "Ecce quam bonum! (L I 409ss).

* Eligió la fiesta de la Señora de la Guardia como la fiesta de la familia-congregación... Obligaba a hacer viajes largos y sacrificios con tal de ver reunidos a todos sus hijos...

* Don Orione se alegraba del bien que hacían sus hijos..., de sus virtudes, su santidad y sus obras, etc. y los exaltaba con orgullo de padre.

* "El espíritu del Señor es espíritu de unión y caridad, y nuestra fuerza como religiosos está en la unión, cuyo centro es Cristo..." (L I, 302).

* Insistía mucho y en forma habitual sobre el uso del adjetivo "nuestro": no se debía usar el posesivo "mío", "tuyo", pues todo era en común. El acaparar o tener algo para sí... era uno de los pecados y motivos más graves de escándalo y de... expulsión.

* "Hay que evitar una blasfemia y repetir una jaculatoria. La blasfemia: 'Yo no tengo nada que ver, a mí no me corresponde'. La jaculatoria: 'Voy yo'". (Riunioni 187).


Apostolado y vida comunitaria van juntas

* A Don Orione le gustaba la actitud valiente de los pioneros, pero... no sin familia. En Albania había varias actividades de vanguardia: "Me gustaría que no se tardase en abrir en Devoli una verdadera Casa religiosa, aunque sea humilde y pobre... No, no es posible dejar a los religiosos siempre aislados, uno por aquí y otro por allá. Si no existe una esperanza fundada de lograr en un tiempo no lejano un refugio misionero donde se pueda hacer vida de comunidad y renovarse en el espíritu, yo diría de retirarnos" (Al abad Caronti, 20.9.1937, Scritti 50,36).

* Ante situaciones concretas que tenía que resolver, escribe: "En conciencia no puedo seguir tolerando que un religioso esté fuera de la comunidad. No puedo admitir excusas ni actitudes proteccionistas: todos ustedes están interesados en la vida religiosa" (19.7.1929, Scritti 1,97).

* A Don Zanocchi, en Argentina, escribe diciéndole que hay que tener una precaución particular con los que trabajan en parroquias... porque "si los religiosos no están muy bien formados, (la vida parroquial) aleja y distrae del espíritu de observancia religiosa" (26.1.1934, Scritti 1,160).


El método cristiano-paternal

Don Orione quería una modalidad "paternal".
- A Don Risi (más bien severo y duro) dice: "Repréndalo y repróchele, pero no lo destruya".
- A Don Cremaschi, a quien recomendaba ser menos "bonachón" y corregir enérgicamente a los novicios, le dice: "pero termine siempre con una palabra de estímulo".
- Con los jóvenes: "Alábenlos en público y corríjanlos en privado".


Fomenta la amistad fraterna
"Es bueno que ustedes que han estudiado juntos..., recorrido el mismo camino..., llorado..., y combatido las mismas batallas..., sigan unidos espiritualmente y se escriban y amen recíprocamente: la de ustedes es la verdadera fraternidad según el espíritu de Dios. Ahora que están dispersos en distintos campos de trabajo, la lejanía no los tiene que separar porque son y deben ser una sola cosa en Jesucristo". Así exhortaba Don Orione a los clérigos en formación. Dos renglones más arriba había recomendado huir de los sentimentalismos y amistades particulares, porque "el que huye de las amistades particulares, goza más de la verdadera amistad" (L I, 301ss).


El espíritu de familia es fruto del espíritu de piedad

"Si nuestros Sacerdotes amaran a Dios con un 'corazón filial', tendrían un corazón de jueces para sí mismos y un corazón de padres para sus cohermanos, los alumnos. Todo andaría a las mil maravillas: habría paz, alegría, progreso material y moral, científico y espiritual; sería el paraíso en la tierra. Pero si los Sacerdotes carecen del espíritu de piedad, aunque fuera de casa su nombre esté en los labios de todos y todos admiren su habilidad, su ingenio y hasta su celo apostólico, los de casa, que los ven siempre, que comen el pan juntos, y que tienen el derecho de que los Sacerdotes sean para ellos ángeles custodios, no están para nada contentos con ellos. Mirabilia fuera: miserabilia en casa" (Parola III,33s).
"Sin el amor de Dios todo resulta frío, difícil y pesado; pero con el amor de Jesucristo y por el amor de Jesucristo todo se vuelve muy suave y deseable, y hasta la cruz se transforma en un tesoro y un bien sin el cual no se puede vivir, y lo que parece muerte se transforma en vida y felicidad del alma. Qué hermoso es amar un poco al Señor. Y qué bello es amarnos, compadecernos, confortarnos y ayudarnos entre nosotros en el amor fraterno que viene de Nuestro Señor" (L I, 438).



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DOM ORIONE E A COMUNIDADE

Anotações






A COMUNIDADE RELIGIOSA , COMO A FAMÍLIA, NOS É “DADA”.

Um ágape fraterno.

Hoje, espera-se muito da comunidade, na comunidade: amor, alegria, carinho, compreensão, perdão, etc. Ela é reconhecida como um bem essencial, sumo, como a terra prometida da qual brotam todos os bens (e é verdade!). De fato, muitos entram em crise porque não encontram nela aquilo que é prometido, o que desejam, ou o que é justo que se espere.
No tempo de Dom Orione, os slogans mais comuns e fundamentais da vida comunitária eram: “vita boni religiosi crux et martyrium” (A vida do bom religioso é cruz e martírio), “mea maxima poenitentia vita comunis” (a minha maior penitência é a vida comum). Só com esta atitude oblativa, como dizia D.Orione, a comunidade: “embora continuando a ser uma milícia universal de virtude, de bondade e de contínuo aperfeiçoamento, a vida, se tornará um ágape fraterno no qual cada um ofereça em vez de tirar”. Se você quer amor, alegria, fraternidade... dê amor, alegria, fraternidade!


O modelo “família”.

Falando de comunidade, para D. Orione, nós sabemos, era central o modelo “família”, com comportamentos humanos-espirituais e práticos próprios da família (família natural, família de Nazaré...).
A comunidade religiosa, como a família natural, é dada por Deus: deve ser recebida e vivida com o mesmo sentimento de gratidão e de sacralidade. Isto é profundamente verdadeiro, embora na fase de discernimento vocacional parece que se escolha subjetivamente a família, a congregação à qual “pertencer”. De fato e espiritualmente deve-se chegar - através do discernimento - a escolher aquela família religiosa que o Senhor dá. Hoje fala-se de “sentido de pertença”.
Quantas tristes conseqüências espirituais e psicológicas para quem vive uma atitude de adesão à comunidade “sub conditione” (pessoal) e não como um “dado”(graça de Deus)! Sobrariam no âmago do religioso (“escravo e não filho”) precariedade, provisoriedade, desajustamento, isolamento. E disso se ressentiria, além da comunidade, o próprio “eu” porque ficaria privado daquela estabilidade e totalidade da relação vital eu-nós que é dada pela comunidade.
Como acontece com as crianças - mas também com idosos ou homens e mulheres maduros -, a falta de família é a porta para fragilidades, neuroses, comportamentos compensatórios, imaturos e tristes.


A PATERNIDADE DE DOM ORIONE

Dom Orione viveu a família, sendo como um pai; teve um “coração de pai”.
Que tipo de “pai” foi Dom Orione? Recordemos alguns “retalhos”de vida.

* À pergunta da mãe de Davi Sacco, que escrevia da Sicília, D. Orione responde: “as minhas regras vocês não as conhecem, mas vocês conhecem a minha vida..., um coração sem fronteiras porque dilatado pela caridade de Deus...” (Escritos 102, 32).

* Dom Piccinini, garoto de 12 anos, órfão do terremoto da região Mársica, estava gravemente doente de pneumonia...Dom Orione lhe dá sua cama, vai vê-lo várias vezes, mesmo de noite, se ele tossia, se se sentia mal, se precisava de alguma coisa...

* De Palermo, no meio de muitos problemas, no dia 10 de março de 1909, escreve a um garoto de 12 anos, que estava em Tortona órfão e doente: “meu caro Venturi, irei visitar você quanto antes; veja como o seu diretor, daqui de Palermo o recorda...”. Aquele menino morreu alguns dias depois.

* A viagem com Inácio Silone; ele cria um clima de confiança, conta suas coisas, problemas e projetos...e os muitos cartões postais a fim de que muitos meninos recebessem uma lembrança sua, talvez os únicos votos que receberiam!

* Nas Bodas de Prata de sua ordenação sacerdotal, os cuidados com o clérigo Basílio Viano agonizante: “fazendo o que uma mãe faz com seu filho...” (Lettere I, 192).

* Em 1923 escreve: “esses meus pobres filhos passam fome”e desejaria voltar à América “como um pai emigrante trabalhando pelo pão”.

* Ao clérigo Ruggeri, depois da morte do pai dele: “agora eu serei o seu pai!”.

* Num santinho do natal de 1939, escreve: “Jesus, quero ser a felicidade do teu coração, quero ser a consolação da tua igreja: quero fazer a felicidade daqueles que estão perto de mim e dos que se aproximarem. Fiat! Fiat! D. Orione”. (Mensagens 19, 8).


“D. Orione gostava de estar no meio de seus filhos”

Disseram diversas testemunhas: “percebia-se que tinha prazer de estar conosco e nós sentíamos prazer de estar com ele...”.
Voltava de longas viagens, cansado, com mil preocupações...mas estava pronto, de manhã cedo na capela, fazia questão de estar junto no refeitório, de dar a “boa noite”, falando de si mesmo, dando notícias, ensinamentos, ...; reunia-se com os confrades sacerdotes, na sala comum, em serena fraternidade.


Sabia brincar e manter o clima de alegria na comunidade

- Lembremos algumas seqüências do filme “Algo sobre D. Orione”: joga com os clérigos, canta ingenuamente uma canção popular, faz a surpresa com a banda na porta de D.Sterpi...

- Para fazer sorrir D.Orlandi que estava em crise de depressão, logo que chegou ao Paterno (casa mãe) depois de uma viagem, vai ao quarto dele e se põe a contar historias e a brincar e até a cantar a canção do “Pasqualone”...até conseguir a risada libertadora do confrade! (D. Orlandi, que se beneficiou da alegre paternidade de D. Orione, escreveu diversas lembranças no Caderno no. 19: A alegria do bem. )

- O Frei Ave Maria estava há pouco tempo na Casa Mãe. Dom Orione, por detrás, lhe tapa os olhos e mudando a voz lhe pergunta: “quem é?”. E o outro: “e como é que eu consigo saber se você me tapa os olhos!”. Um empate no bom humor santo!

- Com o Padre Curetti, que era também cego, tocava nos ombros e se afastava em silêncio: o bom padre o procurava às apalpadelas, de um lado e do outro... D. Orione se escondia...depois se deixava encontrar, num abraço, com grande alegria do padre Curetti por causa daquela brincadeira sempre nova.

- Mexia com o Fantin, um irmão idoso, seu motorista, sempre de batina, alimentando uma esperança de chegar a padre: “é verdade que de manhã você estuda latim, ao meio-dia filosofia e de noite teologia?...Ah! como são maldosos esses jovens!”. Porém, um dia, tendo ido à casa de uma família de Gênova para celebrar missa, quando perguntam também a Fantin se ele deve celebrar... D. Orione intervém prontamente: “não! ele já fez isso hoje!”. E o tirou daquele aperto.

- “Um santo triste, um triste santo!”. “Não se pode praticar o bem de cara amarrada, com tristeza...com rosto de quaresma! Imitar a serena e santa jovialidade e simpatia dos santos...”.(Escritos 57, 77).

- “Quero ser o santo do canto e da dança. Haverá baile no céu? Deus vai me arrumar um lugar especial para não incomodar os contemplativos...”(DOLM 2142).


* Os retiros espirituais anuais eram uma verdadeira e esperada festa da fraternidade. D. Orione convidava com antecedência: “venham, estaremos juntos por algum tempo...”; e então falava com liberdade, confiança; dava informações. “Ecce quam bonum!”(Lettere I, .409ss).

* Deu à festa de N.S. da Guarda, o tom de festa da família-congregação...Mandava fazer longas viagens e sacrifícios só para ver aí reunidos os seus filhos...

* D. Orione sabia apreciar e valorizar o bem realizado pelos seus filhos...virtudes, santidade, obras, etc. Com orgulho de pai.

* “O espírito do Senhor é espírito de união e de caridade e a nossa força de religiosos está na união cujo centro é Cristo...”! (Lettere I, 302)

* Como ele insistia e era seu costume, em usar o adjetivo “nosso”. Nunca o possessivo “meu”, “teu”, tudo em comum! Apossessar-se de alguma coisa, manter alguma coisa para si...era um dos pecados e motivo mais grave de escândalo e de ....afastamento!

* “Existe uma blasfêmia que devemos evitar e uma jaculatória que devemos usar. A blasfêmia é: ‘eu não tenho nada com isso, não é minha obrigação!’. A jaculatória é: ‘eu vou!’ ”(Reuniões 187).


Missão e comunidade.

* D. Orione gostava do pioneirismo corajoso, mas...não sem família.
Na Albânia, existiam vários campos de atividade missionária: “gostaria que não se demorassem em começar uma verdadeira casa religiosa em Devoli, embora seja humilde e pobre...deixar os religiosos sempre isolados, um aqui e outro ali, não, não é possível. Pois, se não existisse uma fundada esperança de poder conseguir num espaço de tempo não demorado, um refúgio missionário onde se viva em comunidade e para recuperar forças espirituais, eu diria que é melhor nos retirarmos”. (Ao Abade Caronti, 20/9/1937, Escritos 50, 36)

* Tendo que resolver situações concretas, escreve: “Em consciência não posso mais tolerar que um religioso esteja fora de comunidade. Não posso admitir desculpas nem protecionismos: todos vocês estão comprometidos com a vida religiosa.” (19/7/1929, Escritos 1,97).

* A D. Zanocchi, na Argentina, escreve que precisa ter um cuidado especial com o trabalho paroquial..porque “se os religiosos não são mais do que bem formados, a vida paroquial afasta e distrai do espírito de regularidade religiosa”. (26/1/1934, Escritos 1,160).


Método cristão-paterno.

Ele queria gestos “paternos”:
- Para o Pe. Risi (um pouco severo e duro): “Ralhe com ele, chame-o à atenção, mas não pise nele!”.
- Para o Pe. Cremaschi ao qual recomendava não ser tão “vovô” e que corrigisse energicamente os noviços: “mas termine sempre com uma boa palavra de animação”.
- Com os meninos: “elogiá-los publicamente e corrigi-los em particular”.


Encoraja a amizade fraterna.

“Vocês que estudaram juntos...fizeram a mesma caminhada...choraram...combateram as mesmas primeiras batalhas...É bom que vocês continuem a conservar-se espiritualmente unidos e que se escrevam e se amem mutuamente: a fraternidade de vocês é verdadeira segundo o espírito de Deus. A distância entre os lugares - agora que vocês se encontram espalhados em campos de trabalhos diferentes - não deve separá-los, porque vocês são e devem ser uma coisa só em Jesus Cristo”. D. Orione exortava assim os clérigos do tirocínio. E duas linhas acima ele recomendara que fugissem de sentimentalismos e amizades particulares porque “quem foge mais das amizades particulares, goza mais da amizade verdadeira”.(Lettere 301ss).


O espírito de família é fruto do espírito de piedade.

“Se os nossos sacerdotes tivessem “coração de filhos” amantes de Deus, saberiam equilibrar o coração de juizes para consigo mesmos e o coração de pais para com os confrades e os alunos! Tudo correria às mil maravilhas: haveria paz, alegria, progresso material e moral, científico e espiritual; haveria um verdadeiro Paraíso na terra. Mas, se os sacerdotes não tem espírito de piedade - mesmo quando fora de casa, o nome deles corre de boca em boca e todos admiram a habilidade, a inteligência e até o zelo apostólico - os de casa, que os tem sempre debaixo dos olhos, que comem do mesmo pão, tem o direito de ver nos sacerdotes anjos da guarda, não ficam de modo algum contentes com eles. Mirabilia lá fora, miserabilia dentro de casa!” (Parola III, 33s).

* “Sem o amor de Deus tudo se torna frio, dificil e pesado; mas com o amor de Jesus Cristo e por amor a Jesus Cristo tudo se torna suave e desejável. E até mesmo a cruz se transforma em vida e felicidade para a alma! Como é bonito amar um pouco o Senhor! E como é bonito amar-nos, compadecer-nos, confortar-nos, nos ajudar no amor fraterno, que vem de Nosso Senhor” (Lettere I, 438).


(Pe. Flavio Peloso. Encontro de tirocinantes e irmãos junioristas, Roma 1-7 de dezembro 1995)







Ksiądz Orione i wspólnota



WSPÓLNOTA ZAKONNA, PODOBNIE JAK RODZINA, JEST NAM „DANA”



Agape braterska
Dzisiaj są ogromne oczekiwania od wspólnoty i we wspólnocie: oczekiwania miłości, zapału, ciepła, zrozumienia, przebaczenia, itp. Uważa się ją za dobro podstawowe, zasadnicze, za ziemię obiecaną, z której wypływa wszelkie dobro. I to prawda! Istotnie wiele osób ulega kryzysowi, ponieważ nie znajduje we wspólnocie tego, czego się spodziewali, czego pragnęli i czego słusznie należy oczekiwać.
W czasach Księdza Orione podstawowymi i powszechnie używanymi sloganami w odniesieniu do życia wspólnego były: „vita boni religiosi crux et martyrium” - życie dobrego zakonnika jest krzyżem i męczeństwem, „mea maxima paenitentia vita comunis”- moją największą pokutą jest życie wspólne, i inne.
Wymiar „krzyża” w życiu wspólnym oznacza ofiarę, poświęcenie, wyrzeczenie, akceptację ograniczeń, braków, przebaczenie... Tylko postawa poświęcenia, ofiary, jak mówił Ks. Orione, sprawi, że „życie wspólne będące szkołą cnoty, dobroci oraz nieustannego dążenia do doskonałości stanie się agape (ucztą) braterską, gdzie każdy coś daje, zamiast tylko brać”. Jeżeli pragniesz miłości, radości, braterstwa... rozdawaj miłość, radość, braterstwo!

Na wzór rodziny
Wiemy, że dla Ks. Orione wzorem życia wspólnego była rodzina, z właściwymi jej naturalnymi gestami, postawami ludzkimi, duchowymi i praktycznymi (rodzina naturalna, rodzina z Nazaretu...).
Wspólnota zakonna, podobnie jak rodzina naturalna, jest nam „dana” przez Boga: ma być przyjęta i przeżywana z poczuciem wdzięczności i sacrum. Wyraża to głęboką prawdę, choć na etapie rozeznania powołania ten wybór rodziny, zgromadzenia, do którego chce się należeć, wydaje się raczej subiektywny.
Poprzez rozeznanie należy dojść do zewnętrznej i wewnętrznej akceptacji rodziny zakonnej, danej nam przez Boga. „Congregavit nos in unum Christi amor”: wspólnota jest darem Ducha Świętego. Dzisiaj dużo mówi się o „poczuciu przynależności”.
Jakże smutne są konsekwencje psychologiczne i duchowe, gdy przynależność do wspólnoty jest czysto zewnętrzna, formalna, gdy nie traktuje się jej jako „daru” danego przez Boga (łaska Boża)! W sumieniu zakonnika zrodziłoby to prowizoryczność, tymczasowość, niepewność, izolację. Byłby „sługą, a nie synem”, jak mawiał Ks. Orione.
Skutki takiej postawy odczułaby nie tylko wspólnota, ale i nasze „ja”, ponieważ byłoby pozbawione relacji „ja-my”, właściwej wspólnocie-rodzinie.
W przypadku dzieci, choć nie tylko - dotyczy to również starszych, oraz dojrzałych mężczyzn i kobiet - brak rodziny jest przyczyną nerwic, szukania kompensacji, niedojrzałych zachowań i smutku.


POSTAWA OJCOWSKA KSIĘDZA ORIONE

Wspólnota-rodzina powstaje tam, „gdzie jest ojciec i dzieci” zjednoczeni miłością Chrystusa oraz wzajemnym uczuciem, które wyraża się w dzieleniu się wszystkim. Ksiądz Orione stworzył rodzinę, pełniąc w niej rolę ojca; miał „serce ojca”.
Jakim ojcem był Ks. Orione? Przytoczmy niektóre „fragmenty” z jego życia.
* Na pytanie matki Dawida Sacco, która prosiła o informacje o Zgromadzeniu, Ks. Orione odpowiada: „Nie znacie moich reguł, ale znacie mnie, serce bez granic, wypełnione po brzegi Bożą miłością...”.

* Ks. Piccinini, jako dwunastoletni chłopiec, sierota z Marsyki, był ciężko chory na zapalenie płuc... Ks. Orione odstąpił mu swoje łóżko, wielokrotnie go odwiedzał, nawet w nocy, aby zobaczyć jak się czuje, czy kaszle, czy czegoś nie potrzebuje...

* Dnia 10.03.1909 r., pomimo wielu problemów, jakim musiał stawiać czoła, pisze z Palermo do pewnego dwunastoletniego chłopca z Tortony, sieroty i chorego: „Drogi Venturi, niedługo przyjadę cię odwiedzić; widzisz, twój Dyrektor pamięta o tobie nawet w Palermo...”. Kilka dni później chłopiec ten zmarł.

* Podróż z Ignacym Silone; nawiązuje serdeczny kontakt, opowiada o sobie, o problemach, projektach...; wysyła dużo pocztówek szczególnie do osób, o których wie, że będą to jedyne życzenia jakie otrzymają!

* Jubileusz 25-lecia święceń kapłańskich spędza przy umierającym kleryku Basilio Viano: „pełniąc czynności, jakie matka wyświadcza swemu dziecku...”.

* W 1923 r., zbolały, pisze: „moi synowie cierpią głód”, oraz, że chciałby wrócić do Ameryki „jak ojciec emigrujący za chlebem”.

* Do kleryka Ruggeri, po śmierci jego ojca, mówi: „teraz ja będę twoim ojcem!”.

* W 1939 r., z okazji świąt Bożego Narodzenia, pisze na obrazku: „Jezu, chcę być radością Twojego Serca; chcę być pociechą Twojego Kościoła: chcę uszczęśliwić tych, którzy są ze mną i którzy się ze mną spotkają.


„Ks. Orione lubił przebywać wśród swoich synów”- potwierdza to wielu świadków- „Czuło się, że lubi z nami przebywać, a my odczuwaliśmy radość przebywania z nim...”.
Po długich podróżach wracał zmęczony, z tysiącem myśli..., ale wcześnie rano był już w kaplicy, starał się być zawsze w refektarzu ze wszystkimi, powiedzieć „słówko na dobranoc”, opowiedzieć coś o sobie, przekazać nowe wiadomości, pouczenia...; w pogodnej atmosferze spotykał się ze współbraćmi kapłanami na rekreacji..


Potrafił żartować i podtrzymywać radosny klimat we wspólnocie
- Przypomnijmy sobie film „Cośkolwiek o Ks. Orione”: moment zabawy z klerykami, Ks. Orione śpiewa popularną piosenkę ludową, za drzwiami pokoju Ks. Sterpiego, razem z klerykami, improwizuje orkiestrę.
- Po powrocie do Paterno z jednej ze swych licznych podróży, udał się zaraz do pokoju Ks. Orlandi, znajdującego się w stanie depresji i aby go rozweselić zaczął żartować, opowiadać i śpiewać piosenkę o „Pasqualone”... dotąd aż wywołał wyzwalający śmiech współbrata!
- Brat Ave Maria od niedawna przebywał w Paterno: Ks. Orione podszedł do niego z tyłu, zasłonił mu oczy i zmienionym głosem zapytał: „Zgadnij, kto to?”. Brat Ave Maria odpowiedział: „Jak mogę zgadnąć, gdy zasłoniłeś mi oczy!”. Ileż było świętej radości!
- Ks. Orione dotykał w milczeniu ramienia Księdza Curetti, który był niewidomy... on starał się go uchwycić... Ks. Orione chował się... potem pozwolił się schwytać i wszystko kończyło się uściskiem i ogromną radością Ks. Curetti, dla którego ta zabawa zdawała się być zawsze nowa.
- Śmiał się z Fantina, starszego już brata, jego kierowcy, ubranego zawsze w sutannę, w skrytej nadziei, że kiedyś zostanie księdzem: „Czy to prawda, że rano uczysz się łaciny, w południe studiujesz filozofię, a wieczorem teologię?... Och, jaka złośliwa ta młodzież!. Pewnego dnia, gdy poszli razem do pewnej rodziny w Genui, aby odprawić Mszę św., ktoś zapytał Fantina czy on też będzie odprawiał, wówczas Ks.Orione wybawia go z kłopotu, mówiąc: „Nie, nie! Jeżeli chodzi o Mszę św. on jest już w porządku (już spełnił ten obowiązek).
- Święty smutny, to smutny święty!. „Nie można czynić dobra z nosem na kwintę i melancholią... z wielkopiątkową miną! Trzeba naśladować pogodę ducha i radość świętych...” (Scr. 57-77).
- „Chcę być świętym od śpiewu i tańca. Czy w niebie będzie można tańczyć? Pan Jezus przygotuje dla mnie osobne pomieszczenie, abym nie przeszkadzał innym w kontemplacji.
- Ks. Orlandi, który doświadczył ojcowskiej miłości Ks. Orione, opisał wiele wspomnień w Quaderno (zeszyt) nr 19: Radość z dobra.


Doroczne rekolekcje były prawdziwym i oczekiwanym świętem braterstwa
Ks. Orione zapraszał: „ przyjdźcie spędzimy razem kilka chwil...”; przemawiał wtedy swobodnie, z zaufaniem; przekazywał informacje. „Ecce quam bonum!” (Listy I, 409).
* Świętu Matki Bożej od Straży nadał charakter rodzinnego święta Zgromadzenia... i aby zobaczyć swoich synów zgromadzonych razem, zalecał odbywanie nawet długich podróży połączonych z ofiarą... .
* Ks. Orione umiał pochwalić dobro pełnione przez swych synów (postęp w cnotach, świętość, dzieła, itp.) i cieszyć się nim z ojcowską dumą.
* „Duch Pański jest duchem jedności i miłości; siłą zakonników jest jedność, której centrum stanowi Chrystus...!” (Listy I, 302).
* Ks. Orione bardzo podkreślał i wymagał używania przymiotnika „nasz”, a nie „mój”, „twój”, wyrażających chęć posiadania; wszystko ma być wspólne! Przywłaszczenie sobie czegoś było jednym z najcięższych grzechów, skandalem ... i powodem wydalenia ze Zgromadzenia!
* Istnieje pewne, „bluźnierstwo”, którego należy unikać i pewien akt strzelisty, który często trzeba powtarzać. Bluźnierstwem jest stwierdzenie: „Nie mam z tym nic wspólnego, to mnie nie obchodzi, nie dotyczy!”. Natomiast akt strzelisty to: „Ja pójdę!”.

Związek apostolatu z życiem wspólnym
* Ks. Orione lubił odważne pionierstwo, ale... nie w pojedynkę, bez wspólnoty. W Albanii, było wiele nowych form działalności: „Chciałbym, aby nie zwlekano dłużej z otwarciem prawdziwej, choć pokornej i ubogiej, wspólnoty zakonnej w Devoli... Nie można pozostawiać zakonników w izolacji, jednego tu, drugiego tam. Gdyby nie było nadziei na otwarcie w ciągu niezbyt długiego czasu wspólnoty misyjnej, dającej możliwość życia wspólnego i odnowy duchowej, lepiej się wycofać” (Do opata Caronti, 20.09.1937 r.).
* W celu rozwiązania konkretnych sytuacji, pisze: „W sumieniu, nie mogę pozwolić, aby zakonnik przebywał poza wspólnotą. Nie mogę tolerować tłumaczeń i protekcji: wszyscy jesteście zobowiązani prowadzić życie zakonne (19.07.1929).
Zapewne były to inne czasy; do Ks. Zanocchi, przebywającego w Argentynie, pisze, aby nie spieszył się z przyjmowaniem pracy w parafiach... ponieważ „jeżeli zakonnicy nie posiadają dobrej formacji, praca w parafii oddala od uregulowanego życia zakonnego” (26.01.1934 r.).


Znamy metodę chrześcijańsko-ojcowską
Ks. Orione pragnął, aby używano metod „ojcowskich”:
- Do Ks. Cremaschi, któremu zwracał uwagę, aby nie był „dziadkiem” lecz upominał energicznie nowicjuszy: „każde upomnienie niech będzie zakończone dobrym słowem zachęty”.
- Odnośnie wychowania chłopców: „Chwalcie ich wobec wszystkich, lecz upominajcie w cztery oczy.


Ks. Orione pochwala i zachęca do braterskiej przyjaźni
„Wy, którzy studiowaliście razem...szliście tą samą drogą... płakaliście razem... przeżywaliście te same pierwsze trudności... Dobrze abyście podtrzymywali duchową łączność, pisali do siebie i kochali się nawzajem: wasza przyjaźń jest prawdziwą przyjaźnią zgodną z Duchem Bożym. Odległość miejsca z powodu różnego rodzaju pracy nie powinna was rozdzielać, ponieważ jesteście i powinniście stanowić jedno w Chrystusie”. W ten sposób Ks. Orione zwracał się do kleryków odbywających praktykę (tirocinio). Dwa wiersze wcześniej polecał, aby unikać sentymentalizmów i przyjaźni partykularnych, ponieważ „im bardziej unika się przajaźni partykularnych, tym bardziej cieszy się i doświadcza prawdziwej przyjaźni”.
* Duch rodzinny jest owocem ducha modlitwy.
„Gdyby nasi kapłani mieli „synowskie serca”, kochające Boga byliby bardziej krytyczni w stosunku do siebie samych a współbraciom i alumnom okazywali więcej ojcowskiej miłości!
Wszystko poszłoby jak z płatka: byłby pokój, radość, postęp materialny i moralny, naukowy i duchowy; zakosztowałoby się nieba już tu na ziemi. Jednak gdy kapłanom brak ducha pobożności - choćby nawet ich imiona były na ustach wszystkich podziwiających ich umiejętności, genialność i gorliwość apostolską - to jednak współbracia ze wspólnoty, którzy codziennie na nich patrzą, spożywają ten sam chleb, którzy mają prawo mieć w nich Aniołów stróżów, nie są z nich zadowoleni. Na zewnątrz cudowni, a w domu nie do wytrzymania!”.


(Ks. Flavio Peloso. Spotkanie kleryków odbywających praktykę (tirocinio) i juniorystów podczas tygodnia formacji w Rzymie na temat „Nawrócenia do życia wspólnego).

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